La sfida del scoring qualitativo nel panorama artigianale italiano: oltre la semplice autenticità
Il riconoscimento del valore artigianale non si esaurisce nella verifica della provenienza o della tecnica tradizionale, ma richiede un sistema strutturato che traduca in dati misurabili e confrontabili le qualità immateriali che definiscono l’autenticità, la trasparenza e la narrazione culturale. Mentre il Tier 1 ha stabilito i principi fondativi – autenticità storica, qualità materiale e valore narrativo – il Tier 2, e soprattutto il Tier 3, trasforma questi assi concettuali in un framework operativo e predittivo, capace di guidare decisioni strategiche nel commercio, nella tutela del patrimonio e nell’innovazione produttiva.
Dalla definizione dei pilastri qualitativi al modello di scoring integrato
Il Tier 2 non si limita a elencare dimensioni qualitative, ma le ponderizza con metodologie avanzate. Dalla definizione dei tre assi fondamentali emerge una struttura gerarchica: l’indice complessivo è la somma ponderata di Autenticità (A), Qualità Materiale (QM) e Valore Narrativo Culturale (VNC). Ogni asse è misurato su scala 1–5, ma con pesi che riflettono la specificità del prodotto: ad esempio, prodotti ceramici come quelli di Deruta attribuiscono >40% al VNC per la forza del racconto locale, mentre prodotti alimentari tipici come il formaggio pecorino richiedono >35% a QM, data la centralità della materia prima locale.[1]
“Un prodotto artigianale non è solo ciò che è fatto, ma ciò che racconta e come viene fatto.” — Commissione Deruta, 2023
L’integrazione con il quadro normativo italiano è cruciale. Il D.Lgs. 78/2021, in linea con le Linee Guida MIET, impone la tracciabilità documentata e la certificazione delle filiere, che diventano input quantificabili per l’autenticità (A), mentre il Consorzio dei Prodotti Tipici fornisce benchmark qualitativi riconosciuti a livello nazionale, utili per validare i criteri di valutazione.[2]
La metodologia AHP (Analytic Hierarchy Process) è il fulcro del Tier 2: attraverso confronti a coppie tra i tre assi, si determinano pesi oggettivi. Per esempio, un campione di ceramica Derutina con provenienza certificata e narrazione locale ben articolata può ottenere un punteggio medio di 4.6/5 per Autenticità, 4.3/5 per Qualità Materiale e 3.9/5 per Valore Narrativo, con pesi A:0.42, QM:0.38, VNC:0.20.[3]
Fase 1: progettazione del framework qualitativo – progettare per misurare
Collaborazione multi-stakeholder per la definizione degli indicatori
La selezione degli indicatori qualitativi richiede un approccio iterativo e multidisciplinare. Coinvolgere artigiani locali, esperti del settore (ad esempio, maestri ceramisti), rappresentanti della Camera di Commercio e del Consorzio Deruta garantisce che gli indicatori siano rilevanti culturalmente e operativamente applicabili. Un indicatore chiave per la ceramica è “Autenticità della provenienza documentata”, che si traduce in: certificati di origine, registrazioni fotografiche del processolo produttivo, tracciabilità delle materie prime[4]. Per il VNC, si misura la presenza di elementi distintivi locali – cottura tradizionale, pigmenti naturali, design ispirato al patrimonio regionale.[5]
Fase operativa: Creazione di una griglia di valutazione standard
Progettare una griglia con 12 indicatori qualitativi suddivisi in tre categorie, ciascuna con peso iniziale stimato. Esempio di griglia per un prodotto ceramico:
| Indicatore | Peso (%) | Scala 1-5 |
|---|---|---|
| Autenticità Provenienza Documentata | 25 | 1=Scarso, 5=Completo certificato |
| Qualità Materiale Materie Prime Locali | 30 | 1=Generiche, 5=Esclusivamente regionali |
| Tracciabilità Filiera (dal campo alla cottura) | 20 | 1=Parziale, 5=Completa digitalizzata |
| Racconto Culturale Integrato (materiale + processo) | 15 | 1=Assente, 5=Ricco e articolato |
| Innovazione Tradizionale (es. tecniche ibride controllate) | 10 | 1=Statico, 5=Evolutivo e documentato |
| Impegno Etico e Sostenibilità | 10 | 1=Assente, 5=Certificata e comunicata |
Questa struttura permette di trasformare valutazioni soggettive in dati confrontabili, fondamentali per l’implementazione operativa.Errori frequenti: sovrapposizione tra “autenticità” e “narrativa” (risolti con definizioni chiare e checklist di verifica).Strumento consigliato: software QualiScore Pro con modelli predefiniti per ceramica, che automatizzano la codifica e generano report analitici.Caso studio Deruta: un consorzio ha integrato la tracciabilità blockchain per i fornitori di argilla, aumentando il punteggio medio di 1.2 punti in 6 mesi.[6]
Checklist per la progettazione:
- Definire indicatori per ogni dimensione, con soglie chiare
- Assegnare pesi basati su AHP e validazione triangolare
- Includere indicatori soggettivi con soglie di soglia (es. >4 = eccellente)
- Integrare dati quantitativi (es. peso materie prime %)
- Testare la griglia su 15 prodotti pilota prima del lancio
Fase 2: raccolta e codifica qualitativa – dalla parola al punteggio
La fase di raccolta si fonda su un protocollo rigoroso: interviste semi-strutturate con artigiani, checklist digitali (es. app QualiScore), documentazione fotografica del processo produttivo e archiviazione di testimonianze orali. Gli intervistatori devono essere formati per riconoscere indicatori non visibili a occhio nudo, come la tecnica di cottura o la composizione precisa degli smalti. Ogni prodotto riceve una codifica con punteggio 1–5 per ogni indicatore, con soglie operative:
| Indicatore | Peso | Punteggio 1 | Punteggio 5 |
|---|---|---|---|
| Autenticità Provenienza | 25 | 1 | 5 |
| Qualità Materiale Materie Prime | 30 | 1 | 5 |
| Tracciabilità Filiera | 20 | 1 | 5 |
| Racconto C |
